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Famiglia S.p.A. & FamigliAmica
PROGETTO DI COPPIA NELLA SACRA SCRITTURA
COPPIE BIBLICHE
TOBI e ANNA
In un periodo di malattia del marito Tobi (era diventato cieco), Anna si era data da fare per provvedere lei stessa al sostentamento della famiglia. Ma il marito, troppo preoccupato della sua integrità e preso dal rigore verso le leggi, invece di dimostrare riconoscenza verso la sua sposa la copre di sospetto. Ecco la scena, raccontata in prima persona dallo stesso Tobi: "In quel tempo mia moglie Anna lavorava nelle sue stanze a pagamento, tessendo la lana che rimandava poi ai padroni e ricevendone la paga... Quando essa tagliò il pezzo che aveva tessuto e lo mandò ai padroni, essi, oltre la mercede completa, le fecero dono di un capretto per il desinare. Quando il capretto entrò in casa mia, si mise a belare. Chiamai allora mia moglie e le dissi: "Da dove viene questo capretto? Non sarà stato rubato? Restituiscilo ai padroni, poiché non abbiamo il diritto di mangiare cosa alcuna rubata". Ella mi disse: "Mi è stato dato in più del salario". Ma io non le credevo e le ripetevo di restituirlo ai padroni e a causa di ciò arrossivo di lei. Allora per tutta risposta mi disse: "Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene da come sei ridotto!" (Tb 2,11-14).
Tobi è un pio istraelita deportato a Ninive con la sua famiglia in seguito alla sconfitta del Regno del Nord da parte degli Assiri.
Nel nuovo contesto pagano, egli non si adegua, come fanno molti dei suoi connazionali per paura o per interesse, al costume amorale ed egoistico in cui vive, ma si mantiene fedele a tutte le prescrizioni dell'Alleanza con Dio: santifica le feste, soccorre i bisognosi, seppellisce i morti.
Questa sua fedeltà gli costa una condanna a morte e la confisca dei beni: deve allora fuggire e, solo dopo la morte del sovrano che l'aveva condannato e grazie all'interessamento di un parente, riesce a ritornare alla vita di prima. Ma per poco: la sofferenza bussa ancora alla sua porta facendolo diventare cieco; di conseguenza perde il lavoro e cade in miseria.
Il malinteso del capretto accende tra i due coniugi un diverbio nel corso del quale Anna, al colmo della sopportazione, pone dei seri interrogativi sull'opportunità della fedeltà all'Alleanza: "Hai visto come ti ripaga Dio per le tue opere buone?".
Tobi non ribatte. Sarà Dio stesso a risponderle, più tardi, attraverso il suo intervento provvidenziale che si inserisce proprio in questa situazione di sofferenza per farla diventare occasione di una gioia più grande.
Ma torniamo a Tobi e al suo silenzio, che immaginiamo denso di riflessione e di preghiera. Dopo lo sfogo iniziale, in cui l'amarezza lo spinge ad invocare la morte, forse un interrogativo gli si sarà affacciato alla coscienza: "Avevo il diritto di coinvolgere tutta la mia famiglia in scelte le cui conseguenze sapevo essere così rischiose? D'altro canto, fino a che punto è giusto scendere a compromessi riguardo ai valori in cui si crede?"
Certamente non posso accettare un compromesso che mi spersonalizzi, portandomi a rinunciare alla mia identità, perché mi toglierebbe la stima di me stesso. E se non mi amo più, non posso amare gli altri, tantomeno chi mi costringe a quel compromesso.
Devo però saper distinguere tra ciò che è valore, a cui non posso rinunciare, e ciò che invece è mezzo per realizzare quel valore; in quest'ultimo caso, sì, è ammissibile, talora anche doveroso, il compromesso: ci sono certamente altre strade per giungere a realizzare quel valore e la difficoltà può essere una sfida alla creatività. Emerge in queste occasioni la necessità di salvaguardare altri valori come il coinvolgimento dei familiari, il far crescere la loro sensibilità ai valori in cui credo, il rispetto per i loro punti di vista, la fiduciosa attesa dei loro tempi di maturazione, l'accogliere la diversità come arricchimento.
Chi ha scelto di "essere famiglia", non può vivere progetti solitari, per quanto buoni, senza che i familiari vi partecipino, perlomeno con la loro simpatia, con la condivisione degli intenti e degli ideali.
Altrimenti quegli stessi progetti denunciano il loro irrealismo, si dimostrano disancorati dalla realtà. E' più onesto allora partire da dove sono gli altri e crescere assieme: non è perdere tempo, è guadagnare in concretezza, in umanità, in efficacia, in compartecipazione.
Coinvolgimento, non imposizione: questa è la prima regola per un progetto di successo. Per alzare in alto i propri rami, l'albero deve avere le sue radici ben piantate per terra. E proprio l'ambito familiare costituisce la prima verifica della verità e della validità dei grandi ideali.
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